Sorridere alla vita…Shiatsu demenziale o filosofia del crescere divertendosi?

David Hirsch

 

Alcuni anni fa scrissi un articolo e che affrontava un argomento, a mio avviso, “importante”, ovvero, se lo shiatsu, che è una cosa estremamente seria ed è insegnato in modo altrettanto serio, in quanto percorso evolutivo, può trasmettere il suo profondo messaggio anche attraverso forme di gioco; in pratica,  ridendo e scherzandoci su.

 

Alla luce di numerosi confronti avuti con vari colleghi che avevano letto l’articolo, e di numerose ulteriori esperienze fatte, mi trovo nuovamente a riflettere sull’argomento.

 

Avrei intenzione di riprendere alcuni passi del vecchio articolo e introdurre nuovi punti di vista; di recente ho avuto modo di assistere a un dotto intervento di un famoso giornalista internazionale che parlava di “slow economy” e, fra le varie interpretazioni del grande movimento dell’attuale recesso mondiale, mi ha colpito il confronto fra il concetto legato a PIL (prodotto interno lordo) ed una nuova “codifica” denominata FIL (felicità interna lorda) introdotta dal Bhutan, un piccolo stato appollaiato sulle cime dell’Himalaya. Il paradosso è mostrato dal fatto che il PIL incrementa in modo esponenziale in caso di incidenti, catastrofi e calamità varie perché questi eventi riescono a movimentare enormi quantità di capitali, in virtù di gran dolore e disagio…di conseguenza si fonda il livello economico di un paese sul suo dramma. Il FIL si basa sul livello di soddisfazione delle persone e sulla qualità della vita e dei servizi offerti, tanto che anche il governo francese ne ha avviato la sperimentazione.

 

Fino a quando i nostri governanti si avvalgono dei dati forniti dagli aspetti negativi o stressanti della nostra vita, sarà difficile basare una qualsivoglia forma di recupero sulla partecipazione soddisfatta della popolazione.

 

Ridere delle cose serie, giocare con gli aspetti importanti della vita, non rappresenta una forma di esorcismo del problema, non vuol dire evitare di affrontare una questione spinosa… è confermato da studi comportamentali che i bambini ridono dalle 300 alle 400 volte al giorno eppure questo non impedisce certo la loro crescita ed evoluzione; le difficoltà che si trova ad affrontare un bimbo sono proporzionalmente enormi se confrontate col bagaglio esperienziale accumulato in pochi mesi di vita.

 

La capacità di apprendimento è stimolata dal gioco e dal piacere con cui ci si approccia al compito; è dimostrato che ridere e divertirsi attiva, anche in età adulta, la capacità di essere “creativi, dinamici e, soprattutto, aperti al cambiamento”;

Una bella risata scarica le tensioni accumulate e ristabilisce un equilibrio con se stessi e gli altri. Il rifiuto del gioco e della risata si concretizza in un invecchiamento della mente, nella perdita di “elasticità e comprensione”.

 

Ridere è un’azione irrazionale e istintiva, poiché relega la mente cosciente in second’ordine. È annoverato fra i piaceri primari (come mangiare), e tiene poco conto dei freni inibitori, tanto che in certe situazioni è impossibile trattenersi.

E’ importante sapere che secondo una teoria denominata “the motion creates emotion”, (l’azione crea emozione), se il corpo vive la felicità, la mente lo segue.

 

Scopo fondamentale del lavoro di un operatore shiatsu è di stimolare un cambiamento sia per se stesso che per l’utente “uke”, (colui che riceve in gergo tecnico) attraverso la comprensione, intesa come capacità di ascolto, di se e dell’altro.

 

I giornali ci martellano quotidianamente con notizie pessimistiche, quasi che l’insoddisfazione generale sia uno strumento di marketing universalmente riconosciuto. Tutto quello che ci circonda depone a favore di uno stile di vita molto “difensivo”; ci viene offerta la pasticca che allevia qualunque sintomo il che sposta l’attenzione delle persone dalla reale causa del malessere. Questo atteggiamento porta ad ignorare le risorse proprie dell’organismo quali la capacità di auto-ripararsi o di suggerire, tramite un fastidio che certe “azioni” è meglio non farle.

 

Il cambiamento che l’operatore, si propone di stimolare, volge verso un ascolto di sé e del proprio corpo.

 

Portiamo il sorriso nella nostra pratica e potremmo scoprire che il mondo non è poi così misero come qualcuno ce lo vorrebbe far passare.

 

Le migliori risorse risiedono dentro il nostro universo personale, noi operatori “del benessere” siamo dei catalizzatori di questa riscoperta, ma dobbiamo essere i primi ad affrontare con serenità ed ironia il mondo che ci circonda.

 

Il percorso per diventare operatori di shiatsu ha necessariamente attraversato esperienze anche dure, impegnative e dolorose che hanno messo alla prova la capacità di accettare, e di comprendere quello che ci veniva chiesto; se siamo riusciti a prenderci un po’ in giro quando non ne potevamo più, allora abbiamo anche le risorse per catalizzare la ricerca del benessere del prossimo.

 

Una risata vigorosa coinvolge tutto il corpo, il diaframma sussulta, i polmoni si riempiono di aria più del normale e il sangue si ossigena, il sistema biochimico immette nuove endorfine, serotonina e anticorpi mentre la mente si rilassa. Trascinate dalla risata, le nostre percezioni si livellano su nuove forme di attenzione che ci fanno apparire il mondo più colorato e più vivibile.

E’ indubbio che la stragrande maggioranza degli individui è ben intenzionata ad investire sul proprio benessere (che si riflette anche sul benessere delle persone che le circondano).

Nel nostro lavoro di operatori shiatsu e del benessere in generale, ci confrontiamo quotidianamente con persone che chiedono aiuto; sono abituate ad appoggiarsi delegando il proprio disagio ad altri che, forti di una tecnica magica, dovrebbero miracolosamente, e istantaneamente, far scomparire l’assillo di vivere con se stessi, con il proprio corpo e tutti i limiti che ciò comporta.

Proviamo a vederla da un punto di vista un po’ diverso: io operatore sono sereno, sto bene e mi diverto in quello che faccio, riesco a ridere dei “casini” quotidiani, mi organizzo per far si che durante la settimana mi ritaglio un’ora dove ricevo un trattamento da un collega, insomma ho dentro di me il vissuto di una immagine dello shiatsu molto piacevole e gratificante.

 

Se mi presento con il mio sorriso, che nasce dal profondo del cuore, al nuovo uke che comincia ad elencare tutti i suoi malanni, che vorrebbe coinvolgermi inconsciamente e tirarmi giù perché così possa capire meglio il suo disagio, ma io resto lì col mio sorriso dentro tutto il corpo e dimostro di capire, comincio il trattamento e applico la buona tecnica della quale mi sento sicuro, il mio “sorriso” si trasmetterà da corpo a corpo, anzi, per estendere un concetto che ci è molto caro, da “Qi a Qi”; il resto è anche in buona parte compito di uke, accettare il consiglio non verbale e cominciare a prendersi carico della responsabilità del proprio benessere.

 

Una bella risata può cambiare il “Qi” di un ambiente (il Qi è anche l’umore di una persona) liberare energie letargiche, superare un atteggiamento negativo nei confronti di ciò che ci circonda.

 

Lo abbiamo accennato, ma qui lo puntualizziamo la ricerca medica dimostra che l’azione del ridere e del giocare può costituire un ottimo strumento anti-stress in quanto è in grado di produrre i seguenti risultati:

 

  • l’aumento dell’ossigenazione del sangue;
  • il ricambio della riserva d’aria presente nei polmoni;
  • la stimolazione della produzione di serotonina;
  • la stimolazione della produzione di endorfine;
  • la stimolazione della produzione di anticorpi;
  • l’aumento dell’irrorazione sanguigna degli organi interni (grazie al massaggio prodotto dai movimenti diaframmatici);
  • l’aumento dell’irrorazione sanguigna dell’epidermide e dei muscoli facciali;
  • il miglioramento del tono muscolare addominale;
  • il miglioramento dell’autostima;
  • l’aumento delle “energie psichiche”;
  • la neutralizzazione degli effetti dell’ansia;
  • lo sviluppo di una maggiore predisposizione ai rapporti sociali.

 

Alcuni studiosi hanno definito la risata “una corsa interna” o “dita magiche”, in quanto il movimento arriva fino nell’interno dello stomaco e produce un eccellente massaggio agli organi interni. Ridere con vigore, modifica la pressione intra-toracica favorendo il ritorno del sangue venoso dalle parti periferiche dell’organismo, dilata i capillari del corpo che arrossisce e si scalda. Anche il cuore aumenta la frequenza con relativo, momentaneo, incremento della pressione che poi, però, scende al di sotto dei livelli di partenza. Grazie all’azione del sistema nervoso parasimpatico si induce un rilassamento muscolare delle fibre dei bronchi tanto che si può arrivare ad alleviare una crisi d’asma; insomma, ridendo, molto spesso, si liberano le vie aeree superiori. In aggiunta a tutto ciò, ogni risata stimola l’attività elettrica della “zona della felicità”, che si trova nell’emisfero sinistro del cervello, quindi costituisce un ottimo antidepressivo. Di recente si è anche stabilito che può anche classificarsi come terapia “di sostegno” per i disturbi gastrici causati da stress quali l’ulcera e la colite.

 

Nel nostro cervello è individuata una zona specifica che trasmette il segnale che ci porta a ridere, si tratta di un’area del limbo e dell’ippocampo in cui si trovano i vari circuiti legati alle emozioni. Sono coinvolti anche i nuclei grigi della base dell’encefalo e il corpo striato, però è il talamo che sovrintende alla risata, mentre il corpo striato ne induce le reazioni motorie. E’ interessante e curioso notare che gli stimoli del ridere e del piangere partono dalla stessa zona del cervello ed è il motivo per cui nei bambini è così facile passare da una emozione all’atra in brevissimo tempo.

 

Per ridere si utilizzano oltre sessanta muscoli, quindici solo nel viso, pellicciai, mimici, cervicali ecc., probabilmente questo non è il massimo per le famose “zampe di gallina”, ma ritengo che un piccolo prezzo al benessere occorre pagarlo e poi chi l’ha detto che le rughe di espressione non sono affascinanti?

 

E se questo sembrasse ancora poco è utile sottolineare, come già accennato, che autorevoli ricerche hanno dimostrato che la gioia, la memoria e la capacità di comprensione sono strettamente correlati ad alcuni neurotrasmettitori come la dopamina e la serotonina. Questi, a loro volta, sono in un certo senso in relazione con la durata stessa della vita media, secondo la loro maggiore o minore presenza e funzionalità.

 

Fine della prima parte…..

 

Parte seconda, il ruolo del formatore

Riferendoci all’articolo comparso nel precedente numero della rivista, dal quale si rilevano i concetti basilari e appurato che è indubbia l’efficacia di questi strumenti per il benessere dell’individuo occorre distinguere ruoli e momenti.

Se stimolo al cambiamento e comprensione sono favorite da un atteggiamento giocoso ed esaltate dal piacere di una bella risata, perché non utilizzarle per rendere più fruibili e meno pesanti i percorsi che decidiamo di affrontare nel nostro sviluppo sia come operatori shiatsu, ma anche come insegnanti?

Alcuni di noi oltre che operatori shiatsu (ed altre discipline per il benessere) sono anche insegnanti, questo ci investe di un compito ancora più importante che è quello di gestire il ridere, lo scherzare in modo costruttivo perché queste risorse si mantengano tali e se ne capisca il senso e non si trasformino in forme di demenzialità distruttiva che non porterebbero alcun beneficio. Quando si affronta un percorso evolutivo è fondamentale una profonda ricerca di se stessi, uno sviluppo spesso basato sull’introspezione e l’ascolto, una attenta analisi fatta di piccoli passi a volte anche impegnativi e non sempre indolori. E’ chiaro che se queste fasi di crescita sono spesso caratterizzate da “fughe” costruite sulla battuta ad ogni costo, il risultato del percorso non potrà che essere superficiale e di costituzione fragile.

Lo sviluppo dell’ascolto, strumento principe dell’operatore shiatsu (ma anche dell’insegnante…), si basa anche sulla comprensione del momento giusto per lasciar nascere la risata e su quello dove è costruttivo gestire il gioco.

Facciamo bene attenzione, non sempre una risata, utile per un allievo in quel dato momento, è utile anche per il compagno che in quel momento affronta un importante passo dentro di se, quindi il compito del “formatore” è di capire e gestire in modo costruttivo l’ilarità del gruppo. Un formatore (badate bene che non ho scritto insegnante o istruttore) deve “costruirsi” la giusta autorevolezza grazie alla quale essere sempre in grado di sfruttare le opportunità più idonee alle diverse fasi evolutive degli allievi.

 

Una lezione costruita con perizia e basata su una giusta dose d’ilarità consentirà un maggior fattore di memorizzazione basato, oltretutto, sulla percezione positiva della disciplina.

 

Sarà scontato, ma un operatore che “sta bene” può trasmettere benessere, un insegnante che apprezza con gioia il suo lavoro e la materia che insegna può trasmettere passione per l’apprendimento e la ricerca.

 

Una formazione basata su esperienze “importanti” vissute, però, con gioia, piacere e divertimento consentirà di strutturare quella consapevolezza del proprio benessere capace di rendere percepibile ai nostri uke (utenti che vengono da noi a farsi trattare) la soddisfazione di quanto conquistato….non solo una tecnica, ma uno stile di vita.

Chi non ha sperimentato come le preoccupazioni, più o meno grandi del quotidiano ed il conseguente accanimento psichico (elaborazione mentale ossessiva) non favoriscano la consapevolezza e la soluzione dei problemi? E’ a questo punto che una bella risata diviene uno strumento chiave per spegnere il lavorio mentale, forse non risolutivo, ma semplice fautore per l’accumulo di nuove risorse, risvegliando la mente inconscia attraverso il non-fare e il non-pensare e favorendo la creatività come presupposto a libere e nuove associazioni mentali.

 

Per i monaci buddisti, lo Zen, trasmette che quindici minuti di risate equivalgono a sei ore di meditazione! Come scriveva lo psicanalista Ernst Kris: “… sotto la spinta della battuta di spirito, torniamo all’allegria dell’infanzia. possiamo finalmente liberarci dai legami del pensiero logico e divertirci in una libertà dimenticata da anni”, ma quando siamo immersi in uno dei nostri trattamenti di shiatsu, secondo voi, che stiamo facendo? A me ha colpito il parallelismo fra assenza di pensiero logico, tipico di molte forme di gioco, e assenza di elaborazione mentale tipica di un trattamento shiatsu di un operatore evoluto. Ma anche nella fase evolutiva dell’allievo, spesso, ricorriamo a tecniche che favoriscono l’assenza di razionalità come le visualizzazioni e gli esercizi respiratori.

 

E’ dimostrato che la risata, la felicità e la gioia del gioco sono pulsioni contagiose…come lo è uno sbadiglio, cominciamo noi, prima che ci impongano sempre nuovi vaccini (crisi economiche spaventose, epidemie inesistenti, ecc.) atti a morigerate la serenità delle masse, scateniamo un’epidemia di felicità, perché, inoltre, il riso apre le porte alla comunicazione, ma il nostro fanciullo interiore, energia creativa e stimolante, deve essere incoraggiato; affidarci solo al pensiero positivo indotto non basta ed è per questo che l’aspetto ludico della didattica deve essere “formato” come si fa per la nostra tecnica; imparare a ridere quando è il momento, ironizzare senza offendere e senza distruggere, tutti aspetti di un ascolto consapevole e maturo che richiedono un’attenta evoluzione. Perché ridere e scherzare non significa prendere in giro il prossimo, ma dare piuttosto una chiave di lettura differente, originale e magari inattesa che può stimolare molti più recettori di quelli che ci saremmo aspettati.

 

L’osservazione delle cose attraverso anche un loro lato buffo, ci offre l’opportunità di averne un’altra percezione che si discosta dai nostri riferimenti educativi e culturali molto spesso assai strutturati.

 

In un processo di formazione la gestione del “far ridere” dovrebbe essere curata in modo attento perché come tutti gli strumenti, che manifestano un certo potere, non è certo facile da usare; ridere con i nostri allievi, o con i nostri uke, ci impone di scendere dal piedistallo protettivo del docente che sa tutto e dell’operatore stregone e a mettersi a confronto su piani umanamente comparabili.

Se è vero che uno dei dogmi fondamentali dell’insegnamento è che molto lo impariamo dai nostri allievi, allora è fondamentale, dal momento che decidiamo di scherzarci e giocarci assieme, essere “forti” di una formazione adeguata che ci consenta il passo senza perdere il rispetto e l’autorevolezza.

Un pensiero su “Gli articoli: lo shiatsu per ridere

  1. ciao David,
    condivido quel che hai scritto, la forza e la leggerezza se dosati con sapienza sono in grado di aprire qualunque porta.
    Inoltre mi hai ricordato che ricevere un trattamento anche per noi operatori è importante e in questo vorrei migliorare, non solo per riequilibrarmi, in fondo ognuno ha i propri metodi per farlo, ma per accrescere percezione e leggerezza.
    grazie
    Max

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